martedì 1 aprile 2014

Le indagini del Maresciallo Odasso. Il delitto della cava (parte seconda)

Da La Stampa del 14 Ottobre 1952 

AL PROCESSO PER IL DELITTO DI BUSSOLENO

 Un pubblico assai numeroso è accorso stamane in Corte di Assise per assistere alla prima udienza del processo a carico del manovale Vincenzo Nebulon di 46 anni, autore di un efferato delitto.- Egli è infatti accusato di aver ucciso la propria amante, la sessantenne Libera Danese seppellendone poi il cadavere in una grotta nel pressi di Bussoleno. La precisa imputazione della quale deve rispondere il Nebulon è di omicidio premeditato a scopo di rapina, con l'aggravante dell'occultamento della salma. Lo difendono gli avvocati De Marchi e Delgrosso. In apertura di udienza il presidente dott. Aubert ha fatto alla Corte un breve riassunto del fatto. Il delitto venne scoperto quasi per caso nel marzo del 1949. Il contadino Davide Plano che ogni mattina percorreva un sentiero della montagna sopra. Bussoleno, dovette fermarsi in una cava ormai abbandonata. Con sua sorpresa notò alcune chiazze di sangue che segnavano quasi una striscia sul terreno fino all'ingresso di una grotta chiusa dà poco tempo con sassi e terriccio. Osservando meglio, il Piano scorse anche la scarpetta di una donna, pure macchiata di sangue. Certo di trovarsi di fronte a qualcosa di criminoso, il contadino corse immediatamente ad avvertire i carabinieri i quali, nella stessa giornata, procedettero a scvare nella grotta. Dopo qualche ora di febbrile lavoro il carpentiere Cipriano Tonda, che partecipava alle operazioni, trasse alla luce il cadavere di una donna con il cranio fracassato e la bocca piena di terriccio. Attraverso le impronte digitali la polizia scientifica identificò la morta in Libera Danese vedova Meneghelli, d'anni 60, abitante invia della Basilica 4 e schedata nell'archivio della Questura tra le donne di facili costumi. Nel suo interrogatorio l'imputato, un nomo dalla corporatura atletica, non ha in sostanza modificato le dichiarazioni già rese con la sua confessione. Durante la primavera del 1960 egli, aveva conosciuto la Danese che abitava in una soffitta di via Basilica. Per qualche tempo vissero insieme e poi la donna manifestò il desiderio di trasferirsi, con il Nebulon a Bussoleno. Questa decisione non piacque al manovale che, separato dalla moglie, dimorante appunto a Bussoleno, voleva evitare il pericolo di uno scandalo.”Cercai in ogni modo di dissuadere la donna” ha detto l'imputato e poi, quando appresi che in quel giorno — era il 27 marzo — si sarebbe recata a Bussoleno, fui costretto a raggiungerla. C'incontrammo alla stazione. La Danese recava con sè una valigetta di cui ignoravo il contenuto. Giungemmo cosi nella zona di Calusetto in prossimità della cava. Io perdetti la calma, afferrai un sasso e colpii ripetute volte la donna al capo finché la vidi stramazzare al suolo, immobile. Poi,- spaventato la trascinai per i capelli nell'interno della cava e ne nascosi il cadavere sotto un mucchio di pietre e terriccio. Gettai la valigetta nel folto di un cespuglio. 

2 Martedì 14 Ottobre 1952 LA NUOVA STAMPA
"Esasperato dal litigio presi una pietra e picchiai la donna finchè cadde morta
 Il processo in Corte di Assise per l'omicidio della mondana a Bussoleno 

Oggi l'assassino conoscerà la sua sorte Alla fine di marzo del 1950 veniva casualmente scoperto in una cava di pietre presso Bussoleno il cadavere di una donna più tardi identificata nella sessantenne Libera Danese, libera, oltreché di nome, anche di costumi nonostante l'età. Lunghe e difficili furono le indagini per individuare l'assassino: assai più a lungo durò l'istruttoria soprattutto perchè il giudice non aveva la possibilità di provare con elementi inconfutabili il movente del delitto che — per indizi e per circostanze indirette — appariva tuttavia essere stato compiuto a scopò di rapina. L'omicida. Vincenzo Nebulon di 46 anni, operaio, venne però ugualmente rinviato a giudizio della Corte d'Assise con l'imputazione di omicidio commesso per impossessarsi del denaro della vittima. Il processo ha avuto inizio ieri. Dichiarata aperta l'udienza il presidente dott. Aubert. prima di interrogare l'imputato, ha dato lettura dei verbali contenenti le dichiarazioni da lui fatte alla polizia ed al giudice istruttore. Dai documenti risulta che uccise la sciagurata durante un aspro litigio. La Danese voleva andare a convivere con lui a Bussoleno in una casetta che egli possedeva: l'imputato non voleva saperne della decisione della donna poiché a Bussoleno risiedeva pure sua moglie e temeva — nonostante fosse da lei separato da circa 7 mesi — che nascesse uno scandalo. Dalle parole si passò a vie di fatto: la vecchia mondana colpi il Nebulon ad un occhio e lo graffiò: egli perse la testa: raccolse una grossa pietra e con quella picchiò sul capo della donna fino a quando cadde a terra inanimata . L'imputato, uomo dalla robusta costituzione, ha ascoltato tranquillo, la lettura dei verbali. Quando Il Presidente lo ha interrogato con tono ugualmente tranquillo ha risposto alle domande. Aveva conosciuto la Danese — che abitava in una soffitta di via Basilica 4 — poco tempo prima. Vissero insieme con perfetto accordo; avevano intenzione di prendere in gerenza una bottiglieria poichè la mondana voleva ritirarsi dalla professione. Gli screzi fra loro nacquero quando la Danese manifestò il desiderio di andare a vivere a Bussoleno. « Cercai di dissuaderla — ha detto il Nebulon — ma sembrava irremovibile. Il 27 marzo seppi che si era recata al paese; salii sul treno successivo e la raggiunsi. Ci incontrammo alla stazione; la Danese aveva con sé una valigetta; la presi e la portai a casa mia mentre lei attendeva al caffè delle Alpi. Poi discutendo e litigando ci avviammo verso la cava nella zona di Calusetto. Ad un tratto persi la calma e la colpii ripetutamente con una pietra; poi spaventato trascinai il colpo nell'interno della cava e lo nascosi sotto un mucchio di pietre — Pres. : Come mal non è stata trovata traccia delle 400 mila lire che la donna aveva con sè? Le aveva ricavate pochi giorni prima dalla vendita di un suo alloggetto in via Principe Amedeo. — Imp.: Non ne so nulla; io presi soltanto 800 lire contenute nella sua borsetta. Ha avuto quindi inizio la sfilata dei testi : il fratello e la sorella della morta che hanno riferito quanto denaro approssimativamente aveva la loro congiunta; il maresciallo dei carabinieri Odasso che iniziò le prime indagini dopoché il carpentiere Cipriano Tonda estrasse il cadavere di sotto il cumulo di pietre: il commissario di P. S. dott. Fiumano — al quale II Presidente ha fatto gli elogi per la brillante condotta delle indagini; conoscenti e amici dell'uccisa — fra i quali un ottantaquattrenne che con le sue risposte spassose ha suscitato un po' di buon umore — e dell'omicida. I difensori avvocati De Marchi e Delgrosso hanno fatto dedurre una serie di testi — fra i quali il cappellano delle carceri ed un compagno di cella del Nebulon — che hanno messo in luce tratti buoni ed umani del carattere dell'imputato: ciò al fini della eventuale concessione delle attenuanti generiche. Stamane il P. M. dott. Prosio pronuncerà la requisitoria ed in giornata si avrà la sentenza. 1951

domenica 23 febbraio 2014

I Kennedy

Se io fossi un insegnante e dovessi spiegare un pagina della storia degli Stati Uniti d'America partirei dall' articolo riprodotto qui sotto. In esso sono concentrati molti elementi utili a capire cosa si nasconde dietro la parola "Storia", dall'epopea di una grande famiglia che nel bene e nel male ha segnato tutto il secolo, all'intreccio disumano di perversione, ottusità e moralismo ipocrita di cui nei libri di scuola non si fa cenno ma che con i Kennedy ha segnato tutto il nostro 900. Sapevamo dell'incontenibile e pericolosa esuberanza sessuale di JFK, del roccioso cattolicesimo di Bob dissoltosi per incanto di fronte alle grazie della dismessa (dal fratello) Marilyn, del più volte ricordato aleggiare della mafia su molte vicende familiari ma ancora non si era fatta attenzione su di un terribile episodio che vide la soppressione deliberata di una sorella di JFK voluta dal grande patriarca Joseph.....


ROSEMARY ERA SOLO DISLESSICA MA IL PATRIARCA JOSEPH VOLLE L' INUTILE INTERVENTO CHIRURGICO

Kennedy, famiglia crudele

lobotomizzata senza motivo sorella del presidente ucciso, John Fitzgerald Kennedy

Rosemary era solo dislessica ma il patriarca Joseph volle l' inutile intervento chirurgico TITOLO: Kennedy, famiglia crudele Lobotomizzata senza motivo sorella del presidente ucciso
 DAL NOSTRO CORRISPONDENTE NEW YORK . E' forse il piu' mostruoso e ultrasigillato cadavere nascosto nell' affollato armadio degli scandali Kennedy, in questi giorni al centro della kermesse per il trentesimo anniversario dell' assassinio di JFK. Secondo un nuovo libro, presto nelle librerie Usa, Rosemary Kennedy, la sorella "ritardata" di John, Robert e Ted, che il padre fece lobotomizzare in una controversa e mal riuscita operazione nel ' 41, non era affatto ritardata. "Era semplicemente affetta da una comunissima dislessia . scrive in "I Kennedys: la terza generazione", Barbara Gibson, ex segretaria personale della matriarca Rose per ben 10 anni, dal ' 68 al ' 78 ed ex impiegata dell' Fbi . e percio' non avrebbe mai dovuto essere sottoposta a quella crudele operazione al cervello". La dislessia, un disturbo per cui non si riesce ne' a leggere ne' a capire un testo scritto, pur essendo in grado di leggere e capire le singole parole, affligge oggi il 10% degli americani. Le sue "vittime" hanno spesso un' intelligenza fuori dal comune: Thomas Edison era dislessico, insieme al presidente Woodrow Wilson, Nelson Rockefeller, Christian Andersen, persino Albert Einstein, che spesso doveva chiedere informazioni ai vigili per ritrovare l' uscio di casa a Princeton, visto che non sapeva distinguere la destra dalla sinistra. Anche la povera Rosemary, al contrario della versione ufficiale resa fin' ora dai familiari, avrebbe avuto materia grigia da vendere. "Lo dimostrano i suoi diari . spiega la Gibson . che ho custodito gelosamente quando il clan mi ordino' di distruggerli". In essi la giovane ha immortalato la propria esistenza nell' immediato dopoguerra: "Balli al Plaza, corsi universitari, il te' pomeridiano, concerti serali, visite a Buckingham Palace, l' incontro con il presidente Roosevelt, la dieta intrapresa su consiglio di Gloria Swanson, amante del padre". E poi i film, Broadway, gli innumerevoli sport, gli amici: il tutto in una prosa brillante ricca di aneddoti intelligenti. "Ho fatto persino analizzare la calligrafia da un esperto . incalza la Gibson . che mi ha confermato la tesi dislessica". Se fosse stata davvero ritardata, come si spiega che nel ' 37, quando aveva solo 19 anni, le fu permesso di andare in Svizzera senza scorta, e per giunta dovendo badare alla sorella Eunice, di tre anni piu' giovane? La verita' e' un' altra. Suo padre, che oltre alla Swanson aveva un debole anche per il Fuhrer e il nazismo, non la riteneva all' altezza del resto del clan. Joe Kennedy voleva che tutti i suoi figli fossero puri, perfetti, incontaminati e naturalmente i primi della classe. Rosemary era l' unica "diversa" che a scuola non apprendeva con i metodi tradizionali e aveva difficolta' a emulare gli standard d' eccellenza di fratelli e cugini. Il padre la bollo' come ritardata e decise di eliminarla. Dopo il suo rientro dall' Inghilterra, dove ha servito come ambasciatore Usa e senza dire nulla alla moglie, Joe Kennedy nell' autunno del ' 41 porta la figlia all' ospedale St. Elisabeth di Washington e la fa lobotomizzare. L' operazione e' un fiasco terribile e da allora Rosemary e' ridotta a una sorta di vegetale, la testa perennemente riversa di lato, incapace di intendere e di volere. Su consiglio dell' arcivescovo di Boston Richard Cushing, Joe la fa riunchiudere nel convento di Santa Coletta e per anni riesce a nascondere la verita' alla moglie. Soltanto nel ' 61, dopo che il marito ha un ictus, Rose va a Santa Coletta e scopre la verita' . Certo, una brava madre non avrebbe aspettato 20 anni. "Ma lei come madre era pessima . dice la Gibson ., non dette alcuna attenzione ai figli e li fece allevare dalle governanti". In fondo erano state le sue continue lamentele a spingere il marito all' estremo atto. "Il risveglio sessuale di Rosemary a 21 anni la mando' in tilt . afferma il libro di Doris Kearns Goodwin edito nell' 87 .. Alta, formosa, ben fatta e con una pelle liscia e splendida, la ragazza era la piu' bella dei Kennedy". E i maschi non le davano pace. Nonostante l' avessero rinchiusa in convento a Washington, per calmarle i bollori, Rosemary la notte riusciva sempre a fuggire. "La cattolicissima Rose era terrorizzata che perdesse la verginita' o restasse incinta" spiega sua nipote Ann Gargan. Meglio la morte cerebrale, penso' allora Joe. "La soluzione finale del problema Rosemary . scrivera' in una lettera nel ' 58 . e' stata un fattore determinante che ha permesso al clan Kennedy di continuare le proprie vite e prosperare". Hitler gli avrebbe dato la medaglia.
Farkas Alessandra
da: http://archiviostorico.corriere.it/1993/novembre/24/Kennedy_famiglia_crudele_co_0_93112412287.shtml




giovedì 23 gennaio 2014

Ganoderma lucidum: pochi fatti e molti misfatti

Parlando di questo fungo dobbiamo distinguere due aspetti, uno relativo al suo impiego e alle sue proprietà, l'altro alla sua commercializzazione.


Primo aspetto.
Esistono in natura  circa 5000 tipi di funghi: il Ganoderma lucidum è uno di questi. Il Ganoderma cresce sui tronchi o sui ceppi d’albero: la sua consistenza è legnosa, tutte le sue parti vengono utilizzate in medicina. L’appellativo latino di lucidum si riferisce all’aspetto laccato, brillante della sua superficie. In Cina il fungo è chiamato Lingzhi nome che racchiude, a livello popolare, una combinazione di potenza spirituale ed essenza di immortalità: in questo senso, da sempre, viene assimilato al successo, al benessere e alla longevità. Tra i funghi coltivati​​, G. lucidum è unico, in quanto il suo valore farmaceutico è superiore al valore nutrizionale. Una varietà di prodotti commerciali di G. lucidum sono disponibili in forma di polvere, integratori alimentari e tè. Tutti questi sono ricavati dalle diverse parti del fungo, come i miceli, le spore e il corpo del  frutto. In Cina ed in Giappone, sin dall'antichità, viene adoperato per la preparazione di decotti, unguenti, liquori oppure semplicemente trasformato in compresse: secondo la tradizione, possiederebbe proprietà officinali curative.
Fin dai primi anni 1970, la sua coltivazione è stata possibile utilizzando substrati, come grani, polvere di legno, ceppi di legno e residui di sughero. Nel 2010 risultavano registrati e commercializzati a livello internazionale più di 90 marche di G. lucidum. Il consumo mondiale è stimato in diverse migliaia di tonnellate e il mercato è in rapida crescita. Sebbene non vi siano dati recenti relativi al valore complessivo del mercato mondiale dei prodotti di Ganoderma, nel 1995, il valore di mercato annuo stimato totale dato da diverse fonti commerciali era di 1,628 miliardi dollari. Numerosi prodotti a base di G. lucidum  preparati da diverse parti del fungo, sono attualmente disponibili sul mercato.
Il consumo globale di G. lucidum è elevato e sempre di più aumentano i prodotti brevettati disponibili in commercio che incorporano G. lucidum come ingrediente attivo. Con il crescere della  sua popolarità, sono parimenti cresciuti gli studi sui componenti del G. lucidum, sulle modalità di coltivazione  e sui suoi effetti sulla salute. Gli effetti positivi si sono riscontrati in campo tumorale, sulla regolazione del glucosio nel sangue, sulle proprietà antiossidanti e antivirali e sulla protezione su fegato e danni allo stomaco. Gli studi sperimentali sull’uomo, però, sono spesso stati condotti su piccoli numeri e i risultati non sono stati confrontati con quelli raccolti in vitro.
E' quindi importante ricordare che:
La grande ricchezza di dati e prove aneddotiche sugli effetti di G. lucidum deve essere integrata da dati sperimentali e clinici attendibili mediati da studi umani ben progettati al fine di stabilire con chiarezza se gli effetti relativi alla salute riportati sono validi e significativi. Questo finora non è mai avvenuto.

Secondo aspetto.
Da tempo molte aziende si sono specializzate nella produzione di varie composizioni con il Ganoderma come elemento principale. La commercializzazione, in molti casi, è passata attraverso le tortuose e infide vie del sistema di multi-level-marketing.
Esiste infatti una spregiudicata presentazione dei vantaggi che si hanno ad intraprendere la vendita del fungo attraverso il network marketing. Per reclutare adepti vengono indette riunioni periodiche allo scopo di presentare aziende leader e i loro prodotti. In tali riunioni è dato di assistere a orgogliose esibizioni di ego ipertrofici con un martellante messaggio basato sullo spirito di iniziativa che deve permeare ogni azione del buon netmarketing worker. Il fatto è che la maggior parte dei presenti, non sarà mai in grado di gestire adeguatamente un simile impegno e si ritroverà a distanza di un anno con pochi spiccioli in tasca, qualche centinaio (se va bene) di euro in meno e molta delusione/rabbia dentro. Ma poichè il messaggio originale, costantemente portato avanti, era "Se siete bravi, ce la farete, altrimenti non lamentatevi..." ci sarà in più il sentimento dell'aver fallito per incapacità..... . Penso in tutta onestà di poter dire che il sistema di base di tutto questo sistema è basato sul continuo, incessante reclutamento di forze nuove (in particolare giovani disoccupati e altri) che magari effettuano un solo ordine (di qualche centinaio di euro) e poi abbandonano di lì a poco. Il tasso di abbandono in questo tipo di attività a sei/dodici mesi è altissimo. Ma intanto se centinaia di persone ordinano qualcosa, per il sistema piramidale del marketing, chi è al vertice (pochissime e fortunate persone) potrà beneficiare di questo introito. E poi, non meno importante, visto che il prezzo dei vari prodotti è artificialmente gonfiato, i guadagni (sempre per i pochi apicali che hanno sotto di se centinaia o migliaia di persone) schizzano a valori di un certo peso. E la base? Briciole. E' desolatamente vero il fatto che a tirar su uno stipendio con cui vivere rimane solo un 2% dei partecipanti, ad essere molto, molto ottimisti. O se vogliamo vedere l'altro aspetto, il 99% delle persone coinvolte vede arrivare pochi euro al mese..... Tutto questo naturalmente non viene detto a chi, pieno di speranza, ascolta gli imbonitori o meglio i "reclutatori" dell'azienda. La strategia comunque è sempre la stessa. Agire su di un determinato territorio, cercare di reclutare il maggior numero di persone che ordinino merci per qualche centinaio di euro (con la speranza di vendere...) e poi sparire, spostandosi su altri terreni vergini. Non si tratta propriamente di truffa, è solo un modo molto poco trasparente di vendere una grande illusione che non reggerà mai alla prova dei fatti. 

venerdì 27 dicembre 2013

Cité Universitaire de Genève en 1967...



7-23 agosto 1967
Città Universitaria di Ginevra
Mein Urlaub in Genf 1967

Con il soggiorno alla Città universitaria di Ginevra mi affacciai definitivamente ad una nuova giovinezza e , in un certo senso, mi distaccai idealmente dalle consolidate atmosfere familiari. Avevo 16 anni e avevo portato a termine senza grandi scossoni il terzo anno di liceo. Il viaggio a Ginevra fu deciso perchè lì da molti anni viveva mia sorella e questo attenuava le paure di mia madre di sapere il (giovane) figlio lontano e per la prima volta senza controlli. Furono necessari alcuni giorni per costituire una eterogenea compagnia che racchiudeva una mezza dozzina di nazionalità europee e non.... La pallavolo che praticavo da qualche anno, fu certamente d'aiuto, per il resto i riti comuni dei pasti e gli incontri nella grande sala a piano terra contribuirono alla conoscenza dei residenti.
Le camerate erano comuni, molto spartane e molto pulite. Le notti erano talora animate da grevi russatori....

Le belle giornate permisero molte partite nel campetto sposrtivo della Cité.

                             
Da sinistra in piedi Bich ed Oh (Vietnam), Wolf ed Burkhard (Germania), Accosciati Wagner (Germania), Knut (Norvegia), Manolo (Italia), John (Stati Uniti)
Wolf era uno spirito allegro, ironico e scanzonato, nonchè discreto suonatore di pianoforte: cercò a lungo di farmi pronunciare correttamente il dittongo tedesco "eu" senza mai dichiararsi completamente soddisfatto del risultato.
Burkhard, sul campo di pallavolo pessimo giocatore, nei dialoghi oziosi del pomeriggio era un fine intenditore di musica.
John, imprecava spesso, animo nervoso e irrequieto
Angelica e Chistiane, ragazze di Monaco di Baviera in soggiorno di studio in città. Con Angelica, che studiava giornalismo a Regensburg, mantenni una decennale corrispondenza in francese da ogni parte del mondo. Grande viaggiatrice, cordiale e curiosa, spedì la sua ultima cartolina dal Messico a metà degli anni 70.


Angelica, freundlich und neugierig, schickte mir seine letzte Postkarte aus Mexiko in der Mitte der 70er Jahre.

mercoledì 16 ottobre 2013

1951, la Falchera di Torino: nascita di un quartiere

 1951: Nasce il quartiere


Giovedì 6 Settembre 1951 LA NUOVA STAMPA
INIZIATIVA DELL'INA CASE PER LA RICOSTRUZIONE EDILIZIA
Sorge un "satellite urbano,, nella zona della Falchera
Alloggi per seimila lavoratori • La concezione sociale del piano
E' giunto nei giorni scorsi a Torino l'ing. Bongiovanni, alto funzionario dell'Ina-Casa, per prendere con il Comune gli ultimi accordi su questioni di dettaglio riguardanti la costruzione del quartiere abitabile della Falchera. Anche questi problemi sono stati risolti facilmente ed ora il piano sta passando nella sua fase esecutiva: infatti tra una decina di giorni sarà indetto l'appalto dei lavori che dovrebbero avere inizio subito dopo. L'esecuzione delle opere è stata suddivisa in due tempi: nel primo sarà costruito circa la metà del quartiere; nel secondo tempo verrà ultimato l'altro lotto di case. La spesa complessiva dei lavori si fa ascendere a due miliardi e mezzo di lire e la loro durata viene calcolata in quattro anni. La nuova unità residenziale ospiterà seimila persone. Vari motivi, sociali, pratici e tecnici, hanno indotto i progettisti del piano a scegliere la soluzione del quartiere autonomo alla periferia della città anziché quella della disseminazione nell'area urbana degli edifici destinati agli operai. Il gruppo degli architetti che ha elaborato il piano  Falchera si è ispirato agli esempi delle città-giardino inglesi, delle greenbelt's nord-americane, dei quartieri svedesi in cui effettivamente la vita individuale e di famiglia può svolgersi con minor peso e più libertà che non nell'agglomerato cittadino; la scelta di aree esterne contribuisce inoltre al decentramento urbano (e quindi è fondamentalmente sana) e consente la dislocazione di case per operai in zone industriali. Fra tutti i terreni disponibili è stato scelto quello della Falcherà perchè di minor costo, e interessante una zona dove esiste il maggior concentramento di stabilimenti industriali (Montecatini, Snia, Ferriere, Savigliano, Michelin e moltissime fabbriche della media e piccola industria). Qui inoltre, vi è una disponibilità molto elevata di terreno pianeggiante ben delimitata da confini naturali (a est autostrada, a ovest strada di Leini, a sud cascine e casette, a nord un bosco di querce e la cascina Gli Stessi. La distanza del satellite urbano da piazza Castello è di sei chilometri, pari, cioè, a quella di Mirafiori dal centro della città; tale distanza può essere coperta in trenta minuti con il tram o il filobus. Trovandosi il villaggio all'incontro dei corsi Vercelli e Giulio Cesare con la strada statale numero 11 per Settimo-Chivasso, le comunicazioni con Torino risultano facili; basterà intensificare e modificare le corse degli autobus per Leini e dei filobus per il villaggio Snia o istituire qualche nuova linea. Ed ecco come è stato concepito il quartiere. Un sistema di grandi edifici a tre piani si articolano attorno a grandi spazi verdi. Su questi ampi cortili, non lastricati, ma trattati a prato con giardini, frutteti, boschetti, si affaccia la vista degli alloggi. Da questo lato vi sono camere di soggiorno e da letto per permettere a chi arriva stanco dal lavoro di trarre ristoro dalla contemplazione della natura; alla madre di vigilare, mentre lavora, i figli che giocano sul prato; alle famiglie di ritrovarsi dopo cena a scambiare quattro chiacchiere e a godersi, d'estate, il fresco. Sul lato esterno delle case, invece, costeggiate dalle strade, sono disposti in prevalenza i servizi e le scuole. Il satellite che sorgerà alla Falcherà avrà quattro quartieri in ognuno dei quali vi sarà un asilo-nido: un piccolo fabbricato ad un piano, costruito in mezzo al verde in cui le madri che vanno a lavorare lasceranno i loro bambini. Particolare importante: le grandi distanze fra le case e gli alberi di alto fusto piantati nelle corti impediscono agli inquilini che stanno di fronte di vedere nei rispettivi alloggi e attutiscono i rumori. Da questa sommaria descrizione risulta chiaro che il piano è stato concepito per una classe di lavoratori specializzati, che del proprio appartamento sono irriducibilmente gelosi significando, questo, la famiglia ed esaltando la propria individualità. Nel complesso il centro residenziale della Falcherà è un vero e proprio nucleo urbano; infatti ha un centro amministrativo assistenziale (uffici postale, di polizia, bancario, delle assicurazioni e ambulatori), un centro commerciale (negozi, botteghe di artigiani, uffici di professionisti), un centro religioso (chiesa parrocchiale), un centro sociale (cinema, sala di lettura e per riunioni, biblioteca), un centro culturale che comprende le scuole elementari, e una zona sportiva. Il progetto è degli architetti Astengo, Molli Beffa, Passanti, Renacco i quali hanno avuto validi appoggi per la sua realizzazione dall'ing. Guata (presidente del comitato di attuazione dell'Ina-Case), dall'ing. Torretta, funzionario dell'Amministrazione Provinciale, dall'assessore del Comune ing. Reviglio e dal Municipio che provvede alla costruzione delle strade principali, dei servizi igienici collettivi, dell'impianto di illuminazione pubblica e delle scuole elementari.


Mercoledì 3 - Giovedì 4 Dicembre 1952 STAMPA SERA
LE NORME DI COSTRUZIONE FISSATE DAI TECNICI DEL COMUNE
Edifici ad U sorgono alla Falchera. Sarà un quartiere alla periferia della città
In una sala del palazzo municipale sono esposti al pubblico, oltre ai piani per la ricostruzione del centro cittadino e la creazione di un poderoso complesso di edifici, nella zona di Mirafiori, anche i piani del nuovo quartiere in regione Falchera, che l'INA-Case intende realizzare. Il progetto comprende pure la relativa ampia zona di protezione e di vincolo necessaria per l'isolamento del nuovo quartiere e la sua conservazione secondo il piano previsto. Il centro della Falchera  è concepito secondo i più moderni concetti urbanistici. Le costruzioni saranno esclusivamente del tipo aperto, cioè a forma di U largamente svasato. Ogni gruppo di edifici di utilità pubblica o di uso collettivo, la chiesa, la scuola, gli asili infantili, costituirà una soluzione organica ed unitaria, sia come massa che come linee architettoniche le aree racchiuse, per ciascun gruppo di. fabbricati, saranno destinate all'uso collettivo degli abitanti, per costituire distinte zone di circolazione, assegnate rispettivamente ai bambini fino ai sei anni ed ai ragazzi delle scuole elementari e di avviamento, ed a zone di riposo per gli adulti. Le aree perimetrali al quartiere sono invece destinate ad uso agricolo e sottratte all'uso collettivo degli abitanti del nuovo quartiere. La zona a sud, dove esistono alcune strade private la cui apertura è stata a suo tempo riconosciuta con regolare atto della Città, è destinata a zona residenziale estensiva per ville con giardino o case dell'altezza massima di tre piani fuori terra (11 metri), con sfruttamento limitato ad un quarto dell'area totale di ogni singola proprietà. Tuttavia le strade private relative a questa zona conservano il loro carattere privato. Nelle aree vincolate a verde agricolo od a bosco privato, zone che costituiscono un'estesa fascia tutt'attorno al nuovo quartiere della Falchera Ina-Case, non è consentita la costruzione di qualsiasi tipo di fabbricato, ad eccezione dell'ampliamento degli edifici rurali esistenti e della costruzione di quelli nuovi nello stesso tipo, di cui fosse dimostrata la necessità per esclusivo uso agricolo. Per tutta la superficie corrispondente ai limiti del quartiere non è consentita la costruzione di industrie di qualsiasi tipo, e sono ammessi soltanto laboratori artigiani. Alla Falchera, su un'area di 322.976 metri quadrati, com'è noto, sta sorgendo un grandioso complesso di edifici destinati a diventare un popoloso sobborgo della città. Il progetto preparato dagli architetti Astengo, Molli-Boffa, Passanti, Renacco, Rizzotti, Beker, Romano e Sotsass prevede la costruzione di una quindicina di edifici a tre piani per un complesso di 5665 vani e 1446 alloggi dove troveranno posto circa 6 mila persone. Oltre alle case d'abitazione, saranno costruiti altri edifici destinati a soddisfare tutte le esigenze della piccola comunità: una chiesa parrocchiale, quattro asili nido, una scuola elementare, una scuola di avviamento professionale, un centro culturale, un cinematografo coperto e uno all'aperto, un centro sanitario, un edificio per la Banca, la posta, il telegrafo, il telefono ecc., un ristorante con alloggio, due caffè, quattro trattorie, una stazione per autobus, un mercato coperto, 18 negozi di quartiere, 45 negozi centrali, 20 laboratori artigiani di quartiere con alloggio, 8 laboratori artigiani al centro con alloggio, 4 autorimesse di quartiere, una autorimessa centrale e infine una casa a nove piani per negozianti e professionisti.





martedì 8 ottobre 2013

Giovani di città

Lunedì ora di punta, verso sera, portici di corso Vittorio, il vecchio albergo Ligure chiuso da tempo.... gente che cammina veloce, un ragazzo incappucciato con i pinocchietti jeans sulle gambette pelose sta armeggiando con una bomboletta nera. Traccia dei simboli su di una porzione ancora integra di muro, creando svolazzi privi di senso. Deve essersi esercitato a lungo ed averne consumate di bombolette prima di arrivare al risultato che pian piano prende forma sul muro giallo Piemonte davanti a lui e al suo cappuccio grigio. In breve voilà.... l'opera è compiuta, il segno è una firma particolare, ma in verità ricorda una delle migliaia di tratti visti innumerevoli volte sui muri, della città creazioni banali e senza fantasia. Il ragazzo finisce, si volta e mostra il viso, un viso comune ma con occhi che mi colpiscono. In essi c'è un espressione vacua, indefinita, c'è la soddisfazione del "guizzo" che per alcuni secondi l'ha fatto emergere dalla sua infinita mediocrità. Mi è venuto da pensare allo sguardo ultraterreno di chi si è appena fatto una dose e sta volando verso il nulla dei paradisi artificiali.... Anche la scelta dell'ora e del posto indica l'esistenza di un bisogno da soddisfare immediatamente, irreprimibile ed imperioso. Il ragazzo non si distingue da uno dei suoi coetanei che ogni giorno imbrattano i muri della città, spinti da una disperata volontà di uscire dal nulla delle loro menti. Non si possono neanche definire writers: i writers, almeno, riescono a strutturare una linea di pensiero coerente con un ideale d'arte, attraverso l'immagine e la rappresentazione. Il nostro anonimo bombolettaro è invece espressione di un vuoto, di una esclusione dalla vita civile votata all'emarginazione. Non c'è nessun intento comunicativo non sostegno di un ideale sportivo (W Juve, a morte i Gobbi ecc) o politico/rivendicativo (Okkupa tutto! w la Palestina, NO TAV ecc) o amoroso/dichiarativo (Anna TI AMO, 6 la mia vita!! Rimanerai sempre nel mio cuore): qui c'è solo la solitaria proposta di una "firma" da mostrare per continuare ad esistere



Parte seconda
Ma perchè di notte, nelle aree pedonali i giovinetti sentono il bisogno di urlare come maiali scannati?
Non di parlare ad alta voce si tratta, ma di urlare frasi sconnesse, sghignazzi e convulse risate. Non può solo essere l'alto tasso alcolico di innumerevoli drink S alcolici, a creare questa trasformazione, ci devono essere ragioni più terra neve... Forse l'urlo serve a coprire la desolante mancanza di argomentazioni di chiara origine umana, per cui vien fuori il furore belluino dell'animale così simile a quello del raptus accoppiativo, quando la fregola della riproduzione ottenebra i sensi. Parlano infatti molto poco, ridono a dismisura e gridano. Alcune varianti sono i giovani con i segni del tifo calcistico : anche qui domina l'urlo, talora con cori inneggianti a squadre cittadine. Spesso la furia cova nel loro vagare notturno, rovesciano cassonetti, spaccano deflettori di auto in sosta o panchine. Anche qui una furia insensata, nata da anni di sottocultura in ambienti familiari degradati. Non c'è possibilità di redenzione, il loro destino la loro imbecille esistenza è segnata.....


sabato 31 agosto 2013

Il Monte Chenaillet

Lo Chenaillet ha una interessante caratteristica, quella di essere  un antico vulcano sottomarino risalente a circa 155 milioni di anni fa, sollevatosi a causa della formazione della catena alpina. Sul "sentiero geologico" che ben tracciato sale alla cima del monte, si incontrano alcuni pannelli didattici che mostrano le caratteristiche dei sedimenti che si incontrano: i gabbri, rocce granulose in cui è possibile riconoscere la struttura cristallina e i basalti, più compatti e scuri chiamati pillow-lava, vere e proprie bolle rocciose formatesi sotto il livello dell'acqua, tondeggianti dal diametro di 50cm-1metro.


 
Salendo incontriamo dunque tutti i vari tipi di roccia che si sono formati e plasmati a seconda della loro posizione nella litosfera o nella crosta oceanica e del tempo di raffreddamento impiegato per consolidarsi dopo l'eruzione magmatica (gabbro raffreddamento lento, basalto più rapido). Nella cartina qui sotto sono riportati i tre settori principali della distribuzione geologica. 


In basso troviamo il colore scuro della peridotite (da cui si è evoluto il serpentino), nella fascia mediana i massi di media grandezza più chiari dei gabbri e in alto le rocce basaltiche più frammentate e minute.

Dicevamo 150 milioni di anni fa.... Al tempo del Giurassico superiore le rocce della nostra montagna costituivano il fondo di un oceano alpino nato dalla separazione dei continenti europeo e africano.
In seguito al successivo riavvicinamento dei due continenti (65 milioni di anni fa) e alla loro collisione si ebbe la nascita della catena alpina e la scomparsa dell'oceano.
Si può arrivare in cima allo Chenalliet in vari modi. Quello che consiglio si svolge ad anello ed è forse il meno faticoso.

Da Montegenèvre conviene evitare di prendere il sentiero verso i forti Gondran e Janus che nel primo tratto è noioso e poco interessante e salire con la comoda cabinovia che in pochi minuti porta dai 1820 della stazione a valle ai 2200 della superiore: da qui si prende la larga strada sterrata che scende verso l'altro impianto a seggiovia, verso il Forte Gondran. In prossimità del laghetto nei pressi del piccolo parco geologico dove pannelli illustrano i vari tipi di roccia della zona, è ben visibile una traccia in salita verso lo Chenaillet. La strada in breve si restringe fino a diventare un sentiero che ben tracciato serpeggia lungo le pendici Nord della montagna e compaiono i primi cartelli che indicano il sentiero geologico. Giunti al livello dei grandi massi di gabbrio, volgendo lo sguardo in basso ritroviamo tutti punti di riferimento, tra i quali la minuscola capanna dei doganieri, puntino bianco nei pressi della pineta che costeggia il lato ovest del lago.



In alto troviamo ormai invece la miriade di rocce frammentate che costituiscono il gabbro


La salita è faticosa, con continui zig zag su di un fondo ormai costantemenete pietroso ma stabile e ben delineato che non è consigliabile abbandonare per non rischiare di provocare pericolose frane di pietrisco.
L'arrivo in cima ricompensa però di ogni fatica: la vista è a 360° con il paese di Montgenèvre da un lato


e la immancabile sagoma del picco di Rochebrune dall'altro.


Due bei cartelli in ceramica indicano tutta la lontana skyline montuosa verso Nord e Sud.
Lo Chenaillet è anche, oltre che pagina geologica, pagina di storia. Durante la Seconda guerra mondiale, qui si svolsero alcune azioni offensive in seguito alla dichiarazione di guerra alla Francia del 10 giugno 1940. Il 22 e 23 giugno unità della 26a Divisione di fanteria Assietta occuparono la zona fortificata del Monte Chenaillet. Le pendici della montagna recano ancora i segni delle opere militari francesi


oltre ad un certo numero di reticolati, lamiere, pali ormai rosi da ruggine di decenni.

Il colle Chenaillet visto dal basso

Il percorso di ritorno si può effettuare verso il Colle dello Chenaillet, direzione Sud, deviando poi a sinistra verso est e seguendo le tracce delle ampie piste da sci sterrate che arrivano dal settore del Rocher de l'Aigle. Anche questo tratto, sempre in discreta pendenza e su fondo pietroso sdrucciolevole, è lievemente faticoso ma assolutamente tranquillo. Poco prima della stazione a monte della cabinovia delle Chalmettes, un ultimo strappo in decisa salita ci riporta al punto di partenza della passeggiata