sabato 12 luglio 2014

Cascina La Grangia Torino: storie cittadine

Come è possibile leggere sul sito di MuseoTorino  le origini di questa cascina risalgono al '400/500 quando la sua struttura  era ancora costituita da "un corpo unico di fabbrica suddiviso su due livelli fuori terra, con abitazione e stalla al primo piano e camera e fienile al secondo". La planimetria a "corte chiusa" si sviluppa solo nel corso dei  secoli. Nell'assedio del 1706 la cascina fu utilizzata come fureria e come caposaldo della difesa della zona. Sessant'anni dopo viene descritta come un corpo chiuso circondata da campi, orti e giardini.

Cascina La Grangia, Grange. Carta Topografica della Caccia, 1760-1766

Nel 1978 era ancora possibile leggere sul giornale cittadino la notizia che in via Gradisca, alla cascina La Grangia, le mucche erano di casa assieme a polli e galline. Muche che all'uscita mattutina dalla cascina, nel tragitto fino ad un prato vicino, creavano un certo scompglio tra gli automobilisti.

Nel 1981 il coordinatore della commissione urbanistica, Eros Ricotti  dichiarava che si stava valutando "la possibilità di fare di questa cascina, un centro comunitario dove collocare attività per handicappati ultraquattordicenni, laboratori artigianali, sale per riunioni e centri d'incontro per giovani e anziani e sarebbe nostra intenzione anche dar vita a un museo agricolo viste le caratteristiche della sede, che possiede un valore storico-artistico"

Paole cadute nel vuoto, tant'è che nel 2001 la cascina la Grangia viene demolita. Nel settembre dell'83 già si era avviata la lenta agonia. E' di quel mese un articolo, sempre su La Stampa, che recita: 

Condanna a morte per la cascina Un sopralluogo dei vigili del fuoco ha stabilito che è pericolosa. I prati e campi che la circondavano ora sono coperti da case - Vi sta sorgendo l'Istituto Alberghiero - 
Condanna a morte, per fatiscenza. per l'ultima cascina Urbana di Torino, un grosso edificio più che cadente che fiancheggia via Ricaldone, tra via Caprera e via Oraglia, appena a ridosso del centro della città, a meno di 500 metri dalla chiesa di Santa Rita. I vigili del fuoco, dopo un sopralluogo richiesto dalle famiglie delle case circostanti, preoccupate dalle continue cadute di tegole e calcinacci sulla strada, l'hanno giudicata inagtblle.  Ma questa volta, il problema non è soltanto di trovare un tetto alle due sorelle che vi abitano, Gina e Antonietta Cornelio, ma di reperire in poco tempo una stalla per le loro 32 mucche, unica fonte di guadagno e ragione di vita. Se un posto per gli sfrattati si trova con una certa facilità (ci sono gli alberghi, gli alloggi-parcheggi), una sistemazione per vitelli e mucche da latte, in città è molto più ardua. Ci hanno provato leri i vigili urbani del quartiere, più propensi ad usare umanità e buon senso che ad applicare alla lettera la legge. Sembrava si potessero parcheggiare temporaneamente al mattatolo civico, ma motivi sanitari hanno consigliato, di soprassedere. La cascina «La Grangia., che una volta aveva di fronte 5O giornate di terreno oggi diventato città, è di proprietà degli eredi dell'industriale farmaceutico Marco Antonetto, quello dei celebre digestivo. Sembra che in passalo una parte del terreni sia stata data al Comune a prezzi irrisori per costruire scuole e una chiesa in cambio della possibilità di edificare sull'area dell'attuale cascina. Ma evidentemente, qualcosa non è andato per il verso volulo dai proprietari e ora la zona è destinata sia ad edilizia economico popolare (legge 167) sia a sede di un centro civico voluto dal quartiere. Alle spalle si sta già realizzando il nuovo Istituto alberghiero. La cascina, quindi, deve andarsene. Ma chi ci abita e ci alleva 32 mucche non vuole sentire ragioni: -Macché crolli — diceva ieri mattina ai vigili del fuoco Gina Corneno. trattenendo le lacrime —, sono ventannl che stiamo qui dentro e non è mai caduto un mattone-. Un'affermazione, questa, che, a chi ha dato un'occhiata all'edificio, è apparsa per lo meno ottimistica: muri sbrecciati, tetti e pareti puntellati alla meglio, tegole sospese al cielo. E tanta sporcizia. • Come si fa a dirci di andare via da un giorno all'altro? E le bestie dove le mettiamo? Prima ci hanno cacciato dai prati per farci la scuola alberghiera, adesso vogliono cancellarci, si e ancora lamentata Gina Corneno con i vigili urbani. Intanto è venuto fuori che nel cortile della cascina ci sono una quarantina di baracche di lamiera, legno e cartone usate come box per le auto degli abitanti delle case vicine. 


2 commenti:

  1. Ciao!, sono Giulio, del Movimento per la Decrescita Felice. Abbiamo redatto e presto firmeremo una convenzione con la circoscrizione 2 che ci concederebbe per 5 anni una porzione del giardino Morvillo, un parte della Cascina. Ti andrebbe di incontrarci e raccontarci quel che sai sull'argomento?

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    1. Cavolo, non ho detto per cosa ci verrà concesso: un orto urbano collettivo. Puntiamo a coinvolgere il quartiere per rendere lo spazio un luogo di incontro e fermento sociale, possibilmente riallacciandoci al passato del posto. Saremmo ben lieti di incontrarti

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