mercoledì 22 febbraio 2012

Parigi, 1930: la scomparsa del Generale Kutepov

In questo articolo de La Stampa del 1958 viene rievocato il 
rapimento del generale bianco Kutepov, rifugiatosi in terra francese nel 1924 nel tentativo di scampare alla furia assassina del bolscevismo. Tentativo destinato a non andare a buon fine.
 
Anno XII Numero 236 STAMPA SERA Sabato 4 - Domenica S Ottobre 1958
 
GLI AFFARI CELEBRI
La scomparsa di Kutepov

Il 26 gennaio del 1930, un po' prima delle undici antipomeridiane, il generale Alessandro Kutepov usciva dal suo modesto
alloggio situato al secondo piano dello stabile di via Rousselet segnato col numero 26, a Parigi. Aveva detto alla moglie che si recava alla sede dell'Organizzazione degli Anziani Ufficiali dell'Armata di Gallipoli, vale a dire in Rue Demoiselle 81. L'uomo che i Soviet chiamavano Tigre Bianca era un colosso di quarantotto anni cui la folta barba grigia e l'andatura decisa davano un certochè d'inconfondibile. Molto noto tra gli emigrati che vivevano a Parigi nei dintorni del Pantheon, il Kutepov che aveva combattuto da eroe contro i Turchi nell'Armata dei Dardanelli, era tornato in Russia proprio mentre scoppiava la rivoluzione rossa. Messo al comando di quattro reggimenti (quelli di Kornilov, di Markov, di Alexiov e di Drosdov), il generale era divenuto l'idolo dei Russi bianchi, il portavoce dei trudovichi che avevano a capo Kerenskij, e il terrore delle truppe rosse che non riuscirono mai a infliggergli uno smacco. Egli aveva dovuto tuttavia decidersi a riparare in Bulgaria dopo il trionfo bolscevico per passare in Siberia e stabilirsi poi definitivamente a Parigi con la moglie nel 1924. Capo di varie organizzazioni antisovietiche, Kutepov non si faceva illusioni sui sentimenti che nutrivano per lui gli agenti della Ghepeu parigina, e non metteva piedi fuori di casa senza prendere le sue precauzioni, gira quasi sempre accompagnato da un fido autista russo, già guardia bianca: e proprio costui l'aspettava quel mattino di domenica in Rue de Sevres con la vettura per condurlo alla sede della sua organizzazione, anzi, nella cappella dell'Associazione dove era atteso per le undici. Ma la rappresentanza di Russi bianchi, quella degli ex-militari russi nonché dei combattenti di Gallipoli attesero invano il loro capo. Tigre Bianca non fu più visto a Parigi e la polizia, dopo aver seguito, perso, ritrovato e definivamente abbandonato mille piste dovette decidersi a dichiarare che un uomo era stato, rapito in pieno giorno a Parigi e ch'essa si riconosceva incapace di mettere le mani sui colpevoli. Quello che resta a tutt'oggi uno dei più misteriosi casi politico-giudiziari dell'altro dopoguerra deve la sua stranezza non al fatto che nessuno abbia potuto fornire una traccia sensata, ma piuttosto a quello che troppe e fin troppo probabili piste sono state indicate. Vediamone qualcuna, trascurando le più romanzesche. Anzitutto, la signora Kutepov che è rimasta sola col figlioletto Pietro di cinque anni nell'appartamentino di via Rousselet, confessa che suo marito aveva da poco ricevuto da Mosca una lettera intimidatoria. Ella ripete che Kutepov era uomo prudentissimo, e che non usciva mai solo, tanto meno si sarebbe fidato a servirsi di un'auto pubblica. Esclude inoltre ch'egli le nascondesse qualche segreto: aveva assicurato che sarebbe rientrato per l'ora di pranzo, e non aveva nemmeno preso con sé il portafogli. (E' vero che il luogotenente Tokadov la smentisce dolcemente: qualche volta, soprattutto di domenica, il generale usciva solo, passeggiava con gli amici e pranzava perfino in qualche ristorante del centro...). Intanto il 31 gennaio il Governo Sovietico smentisce seccamente le voci secondo le quali il Kutepov sarebbe stato rapito da agenti della Ghepeu, mentre il deputato parigino Louis Dumat presenta un'interpellanza al Ministro degli Interni per chiedere che vengano tutelate la libertà e la sicurezza di coloro che hanno chiesto ospitalità alla Repubblica francese. Quanto ai Russi bianchi, costituiscono un Comitato Kutepov, incaricato di far ricerche del generale. La pubblicità scatena un'ondata di rivelazioni e di testimonianze più o meno attendibili, eccita i soliti amanti della notorietà e i tipi nevropatici: pertanto piovono le denunce scritte o no, si affollano i testimoni. Quasi tutti sono concordi su due punti. Parlano di una misteriosa auto grigia seguita da una non meno misteriosa auto rossa. Su una di queste macchine sarebbe stato visto un uomo dall'aspetto erculeo, barbuto, sorretto da altri due uomini. Il secondo punto sul quale molti testimoni si accordano è una donna dal mantello color topo, che avrebbe le fattezze di una certa Alessandra Janovitch, notoriamente al soldo dei Soviet. Tra le altre sue bizzarre abitudini, certo giustificate dalla sua non meno bizzarra professione, vi sarebbe quella d'indossare spesso e volentieri l'uniforme di guardia di città... Una decina di persone assicura di averla vista parlare col guidatore dell'auto grigia che ha attraversato Parigi tra le undici e mezzogiorno del 26 gennaio. Non basta. Un tizio chiamato Selesnev, agente della Ghepeu, si presenta alla redazione de La Renaissance dichiarando di aver modo di mettere la polizia sulle tracce dei rapitori di Kutepov. Esibì il certificato Nansen (l'unico documento che permettesse agli emigrati russi di viaggiare all'estero, a quei tempi), si dilungò in particolari, promise di tornare l'indomani... Ma il redattore capo fu costretto a dirgli che le sue affermazioni erano risultate infondate, e il Selesnev confessò di aver mentito nella speranza d'intascare i franchi promessi dal Comitato Kutepov a chi fornisse utili informazioni per dipanare la matassa. A malincuore, perché era un tipo simpatico e vestito in modo da far compassione, dovettero arrestarlo. La testimonianza dell'Ispettore di Polizia Cheveau sembrò per un attimo dovesse far piena luce sul caso. Il Cheveau aveva preso servizio al Consolato d'Italia domenica 26 gennaio. Verso le ore undici aveva visto arrivare a gran velocità l'ormai famosa, elegantissima auto grigia. Vi era una guardia seduta accanto all'autista, e nell'interno stavano tre uomini: due di essi trattenevano a viva forza il terzo e sembrava lo volessero imbavagliare. L'auto svoltò rapidamente nell'Avenue de Tourville, e a poca distanza vi era l'altra macchina rossa. Una vettura da piazza, questa. Non c'era dubbio. Kutepov era stato rapito, a Cheveau, Ispettore di Polizia, e uomo sano di mente, si poteva credere senz'altro. Ma chi l'aveva rapito? Dove si trovava? Il fatto che fosse giunto da Berlino a Parigi il gigantesco Gabeluk, il carnefice della Ghepeu, avvalorò l'opinione che Kutepov fosse tuttora vivo e si trovasse ancora nella capitale, o nei suoi immediati dintorni. Poco dopo il fatto l'infermiere Augusto Steinmctz aveva assicurato di aver assistito, da una finestra della clinica dov'era impiegato, al rapimento del generale, parlando naturalmente delle due auto fantasma, come i Parigini incominciavano chiamano le macchine misteriose ma a questo punto, ecco di scena una nave, nientemeno, la Spartak, un legno sovietico di 3000 tonnellate proveniente da Leningrado e arrivato a Le Havre il 21 gennaio. Esso era ripartito il 25 gennaio in direzione della Russia, via Anversa. Avrebbe dovuto arrivare in questa città entro il 26, poiché il tragitto richiedeva venticinque ore: ma la Spartak non era giunta ad Anversa che il 27, e un'indagine minuziosa appurò che il suo comandante, Sommer, aveva fatto condurre la nave nel porto di Le Havre dal pilota Pestel in attesa di passeggeri sconosciuti. Il 9 febbraio il corrispondente del giornale L'Ami du Peuple telegrafò da Bruxelles a Parigi che l'auto grigia dei rapitori di Kutepov era stata vista ad Anversa. A questa, che venne chiamata la pista di Anversa, gli appassionati del caso opponevano la pista di Berlino. L'auto grigia era stata vista nel Belgio a Mons vicino a Lilla, e poi nella capitale tedesca. Ma in tal caso, perché far arrivare il tetro Gabeluk proprio da Berlino? E che valore dare alla lettera anonima che afferma esser il cadavere del Kutepov sepolto nel bosco di Meudon? L'opinione pubblica era divisa in tre grandi correnti. I più credevano che il Kutepov, sulla Spartak, avesse proseguito il suo viaggio per la Russia passando da Anversa. Altri che si trovasse a Berlino, o almeno che ci fosse stato per un certo periodo di tempo. I tipi meno fantasiosi e più pessimisti prestava non molta fede alla pista di Meudon. Per loro, Tigre Bianca giaceva da tempo sotto le erbose zolle del bosco di Meudon, insensibile ad ogni querela che lo riguardasse, muto per sempre com'era desiderio dei' suoi avversari. Col passar degli anni, altre lingue si sciolsero e altre divennero mute. Le rivelazioni sul caso Kutepov si fecero via via più precise... ma sempre, senza dar modo di porre le mani sui colpevoli, né indicare in modo esatto la fine dell'eroe dei Russi Bianchi. Qualche volta veniva fatto, sì, il nome dei responsabili: ma essi erano troppo lontani o troppo importanti perché la mano della giustizia li raggiungesse. Altre volte la rivelazione, fin troppo particolareggiata, aveva il carattere di confidenza gelosa e rifiutava di varcare le soglie dell'Ambasciata o della redazione di giornali, o del Commissariato a cui gli ascoltatori avrebbero voluto destinarla. A Bucarest nel gennaio del 1932 il giornale Cuvantul pubblicava la notizia che la polizia era riuscita a identificare il francese che doveva aver partecipato al rapimento di Kutepov. Era un certo Lecoq, gerente di un albergo parigino nei pressi dell'Etoile, trovato in possesso di diverse lettere di pugno di Kutepov. Il Commissario parigino, che risponde al nome di Faux Pas-Bidet, ha interrogato molte persone che furono in rapporti col Lecoq e ha fatto conoscenza con tipi molto strani. Tra questi il signor Nestor Philia che ogni sera cambia domicilio, non azzardandosi a dormire due notti di seguito sotto lo stesso tetto. Costui, che si fa chiamare generale (ed è stato invece parrucchiere, sarto, cameriere, sensale... Commissario del Popolo sotto Kerenskij), ha accumulato rapidamente un misteriosa fortuna. Non nega di aver conosciuto Kutepov in Russia, nel 1917 prima che Tigre Bianca fosse costretto a lasciare la terra dei Soviet. Ma da questo a esser responsabile o complice della sua sparizione, ci corre!... La polizia francese seguitò a occuparsi del caso, attenta a tutte le informazioni e a tutti i casi politici del genere che dal 1930 si susseguirono in Europa: ad esempio, il tentato rapimento dell'addetto militare alla Legazione dcll'U.R.S.S. all'estero, signor Agatiev, grande amico del Kutepov, e gli attentati contro l'ex ambasciatore della Russia zarista a Bucarest, Poklcwskii, anch'egli intimo dello scomparso. Poi venne la seconda guerra mondiale. Ubi maior, minor cessat


Anni dopo……..

On January 26, 1930, Kutepov was kidnapped in Paris by OGPU agents. According to Pavel Sudoplatov, "This job in 1930 was done by Yakov Serebryansky, assisted by his wife and an agent in the French police. Dressed in French police uniforms, they stopped Kutepov on the street on the pretext of questioning him and put him in a car. Kutepov resisted the kidnapping, and during the struggle, he had a heart attack and died, Serebryansky told me. They buried Kutepov near the home of one of our agents near the outskirts of Paris."[1] Kutepov was believed by French police of having been smuggled to the Soviet Union.

Per chi volesse approfondire……
1. Pavel Sudoplatov, (1994), Special Tasks: The Memoirs of an Unwanted Witness, a Soviet Spymaster, page 91.
(tratto da http://en.wikipedia.org/wiki/Alexander_Kutepov)

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