martedì 22 novembre 2011

Lo Stadium a Torino. Le vicende di un grande edificio attraverso le pagine de La Stampa. (Parte II)

Demoliamo lo Stadium?  (19.01.1926) La Stampa - numero 16 pagina 5 

L’interessante questione da noi posta circa lo Stadium ci ha già procurato numerose lettere di cittadini. I pareri manifestati sono, alla quasi unanimità, per la demolizione di quella mastodontica costruzione, ma le proposte in merito alla utilizzazione del terreno o della somma da ricavare dalla eventuale vendita variano di molto. Prima di riferire il contenuto delle lettere che abbiamo ricevuto, riteniamo opportuno, per la migliore impostazione della discussione e per maggiore chiarezza, accennare allo condizioni sotto le quali il Municipio accordò la concessione del terreno per l'erezione dello Stadium. Il commissario aggiunto, commendator Pellicciotti ci aveva infatti dichiarato, e noi abbiamo riferito, che la Società esercente lo Stadium è inadempiente e di conseguenza il Municipio può ritirare la concessione e fare le demolizioni.. Ecco ora esattamente come stanno le cose. I rapporti intercedenti tra la Società dello Stadium ed il Comune sono stati definiti mediante la convenzione del 29 aprile 1910, con la quale la Società ha ottenuto la concessione dell'esercizio fino all'anno 1936. Nel gennaio di tale anno il Comune prenderà possesso dello Stadium, con tulle le costruzioni esistenti. La remissione dovrà garantire il buono stato di conservazione degli stabili. L'articolo 6 della convenzione contempla i vari casi di rescissione. Era stabilito che la Società aveva l'obbligo di completare la costruzione nell'anno 1911, in modo che essa possa a degnamente figurare all'Esposizione internazionale. Il Comune potrà, dice la convenzione, chiedere la restituzione dell'area fabbricata se nel periodo della concessione lo Stadium rimarrà inoperoso per la durata dì un anno, in modo da fallire  lo scopo per cui fu costruito, e malgrado una diffida comunale, non venisse riattivato in sei mesi. Potrà essere revocata la concessione nel caso giudicato inappellabilmente dal Comune o da una Commissione cui il Comune possa deferire i suoi poteri di vigilanza sullo Stadium, se questo fosse fatto servire a spettacoli indecorosi e, malgrado una prima rimostranza, si fosse nello stesso anno ricaduto nell'inconveniente. In nessun altro caso il Comune potrà chiedere la rescissione. Trascorsi dodici anni dalla firma della convenzione il Municipio può, per ragioni speciali, chiedere la revoca dell'accordo prima della sua scadenza. Ma. in tal caso la Società, sempre che non sia incorsa in qualche decadenza, dovrà fare riconsegna dello Stadium previo rimborso del valore delle costruzioni, mediante una stima che terrà conto del tempo trascorso e dello stato di conservazione del materiale. Ottenuta la concessione e stipulata la convenzione col Municipio la Società Stadium con 1300 azionisti entrò in piena attività. La partecipazione degli azionisti all'impresa ha avuto un carattere o meglio uno spirito particolare: poiché i soci non hanno inteso di fare una speculazione e il loro impiego di capitale (impiego senza pretese e per cosi dire a fondo perduto) è stato fatto per consenso alla iniziativa audace dell'on. Compans di Brichanteau. A fianco dell'On. Compans, e non meno entusiasti di lui, erano Porcheddu che con molto favore appoggiò il progetto di creare un'opera edilizia colossale. Questo va detto perchè, in fondo, esprime lo spirito dei soci che in  Piazza d'Armi hanno sempre visto e vedono ancora molti oggetti di decoro, di originalità e di ardito ornamento della nostra città, tanto da dare un carattere di questione morale, di problema ideale alla conservazione dello Stadium. Per i soci, lo Stadium appartiene ormai alle tradizioni torinesi: è legato a grandi ricordi degli ultimi quindici anni di vita cittadina, è un elemento della conoscenza di Torino all'estero, rappresenta insomma qualcosa di proprio, come una creatura schiettamente torinese che desterebbe un'eco clamorosa se crollasse e si polverizzasse sotto l'azione del piccone e delle mine. La società fu eretta in Ente morale ed ottenne il sovrano patronato del Re. E' tuttora amministrata da un Consiglio, eletto dall'assemblea, il quale esprime dal suo seno una Giunta esecutiva, assistita nelle deliberazioni dal Consiglio stesso. La Giunta è presieduta attualmente dall'avv. Comm Roccarino succeduto all’onorevole Montù. Vicepresidente è il comm Gorretta. Siccome la Società Stadium, formata da signori che per questa impresa hanno uno spirito di gentlemen e non di industriali, non intendeva continuare in proprio la gestione dell'edificio, l'esercizio dello Stadium venne ceduto ad un gruppo di impresari costituitosi appositamente sotto il nome di «Società Anonima Esercizi Stadium». Questa seconda Società, però, non ha soltanto una figura commerciale e neppure essa ha carattere esclusivamente speculativo. Tant’è che assumendo la gestione dello Stadium ha accettato una condizione dalla Società proprietaria: impegnandosi a non promuovere manifestazioni di nessun genere le quali non abbiano prima l'approvazione completa della Giunta esecutiva della Società proprietaria. La  Società Anonima Esercizi paga un contributo annuo all'Ente proprietario e promuove le manifestazioni a tutto suo rischio o vantaggio. Le iniziative più recenti sono state le esposizioni dell'arredamento della casa, della moda, dell'edilizia, della chimica, qualche manifestazione di carattere sportivo e coreografico e i fuochi artificiali. Il Consiglio di amministrazione della Società esercente è presieduto dal commendatore colonnello Luigi Tappi. Naturalmente questo gruppo di impresari ha un attaccamento meno profondo e meno sentimentale alle sorti dello Stadium. Esso non si sente legato da ragioni di creazione e di paternità, ma soltanto in forza di una lunga convenzione con la Società proprietaria. Come ben sì comprende, l'idea demolitrice lanciata dall'ing. Pellicciotti ha scosso le quiete acque della Società Stadium, che a quanto pare, proprio in questi giorni stava ventilando altri progetti por di completamento dell'immane edificio rimasto per tanti anni incompleto. Non è forse eccessivo dire che la minaccia appena accennata ha prodotto un senso di sorpresa. Ma trascorsi pochi giorni, il tempo necessario per le consultazioni, la Giunta esecutiva e il Consiglio non mancheranno certamente di dichiarare apertamente il loro pensiero. Si può prevedere che la dichiarazione sarà una difesa della tesi che propugna la conservazione dello Stadium. "Conservarlo o perfezionarlo „ Ed eccoci alle lettere dei lettori. Quanto al quesito centrale, se si deve, cioè, demolire o conservare lo Stadium, finora una sola proposta ci è pervenuta, ma in senso favorevole alla conservazione, quella del prof. Carli, direttore dell'educazione fisica nello scuola della nostra città il quale, dopo aver dichiarato che Torino, dove visse e studiò Emilio autore di un magnifico sistema di ginnastica superiore, deve mettersi alla testa del risorgimento dell'educazione fisica, cosi precisa le sue idee: «Non v'è dubbio che alle grandi tradizioni si ispirarono i geniali e arditi autori del grandioso stadio torinese superbamente degno della  regal Torino. Ed è perciò ch'io vorrei proporre che lo Stadio torinese venisse, non solo conservato, ma destinato stabilmente, al suo vero ufficio, cioè alla educazione fisica della nostra gioventù, la quale dovrebbe ritrovarvi, il Gymnasium, le Terme, la Palestra, lo Sferisterio, l'Efebeo, l’Odeon. Ciò premesso, mi permetterei fare le seguenti proposte: 1) che in via di esperimento siano allestite alcune palestre nelle sottoscale, con relativo campo per i giuochi nell'arena, da servire a tutti i reparti maschili delle scuole medie 2) che s'invitino gli Istituti privati di scuola media della città, per i quali è obbligatoria l'educazione fisica o che non dispongono di palestre proprie, ad approfittare, dietro compenso, di quello dello Stadio 3) che si provveda, a fornire di palestre e campi sportivi, sempre nello Stadio, tutti gli Istituti cittadini di istruzione media, commerciale, industriale, professionale e di avviamento al lavoro, per i quali vige pure l'obbligo delle esercitazioni ginnastiche 4) che si destini una parte sufficiente di locali, coperti e scoperti, alle scuole superiori, per le esercitazioni sportive degli studenti universitari e che vi sia la palestra, e il campo sportivo adibito allo libere esercitazioni dei docenti, degli educatori (maestri o professori, ecc.) cui incombe il dovere di dare l'esempio ai loro alunni anche in questo ramo della educazione. «Lo Stadio diventerebbe cosi la vera casa, non soltanto dello studente, ma anche dei maestri, dei professori e di tutti i convinti dell'educazione corporale. Gli studenti del Piemonte, venendo a Torino, individualmente o collettivamente, nelle solenni circostanze, troverebbero nello Stadio un luogo adatto alle loro riunioni e alle loro esercitazioni. Lo Stadio come già il Gymnasium dovrebbe avere anche la sua ricca biblioteca, sale di convegno, di studio, di pubbliche conferenze, dovrebbe diventare cioè un vero centro di educazione, di cultura, di vita feconda per la nostra gioventù, sarebbe così facile anche il rinnovare lo feste ginnastiche e sportive cittadine, regionali e nazionali, con straordinario concorso di forestieri e con vantaggio morale e materiale della città di Torino, che è stata la culla della ginnastica e che deve ritrovare le nuove vie della educazione fisica, tanto più oggi che, essendo fortemente inteso il bisogno dello e sport in ogni classe sociale, è opera veramente umanitaria il favorirlo e dargli sempre maggior impulso, ricordando che la nostra gioventù finché fa dello sport, non solo, non pecca, ma forma  uomini seri, animosi e pronti in qualsiasi momento all'appello della Patria. E concludo: credo che lo Stadio debba essere conservato e trasformato, cosi da diventare il centro dei ludi ginnici della gioventù torinese. Che se superiori ragioni amministrative, in cui io non sono competente, ne imponessero la demolizione, bisognerebbe almeno che col denaro ricavato dalla vendita dell'area, si provvedesse a costruire, in altro posto, ugualmente centrale della città, un altro Stadio o, comunque, un edificio che raggiunga gli scopi sopra delineati». Per la demolizione o trasformazione sentiamo adesso l'altra campana, che dà ben più numerosi rintocchi. Con tacitiana brevità «un inquilino» risponde cosi al nostro invito: «Preparare tanti alloggi per affittarli agli sfrattati». E' un ottima idea, ma vi ostano, a nostro parere, le condizioni antigieniche, non facilmente eliminabili, della costruzione ideata per tutt'altro scopo. Tuttavia, in periodo di gravissimi e urgenti bisogni, ma solo in periodo estivo crediamo meglio, una utilizzazione immediata e soprattutto temporanea in questo senso dello Stadium, sarebbe cosa da prendersi in considerazione. Questa stessa idea è ripetuta da altri. «Fissare la data irrevocabile- ci scrive un distinto professionista- della sua distruzione e nel frattempo affittarlo a prezzo di rimborso delle spese occorrenti per un adattamento sommario, molto sommario, ad uso di abitazione provvisorio, per un massimo di tre o quattro anni, per dar tempo a costruzioni definitive». Un reduce di guerra scrive che non avendo potuto trovar alloggio a Torino ha dovuto trasferirsi a Novara, ma vorrebbe tornare nella città natia con la famigliola ed è del parere di impiegare la somma che si potrebbe ricavare dalla vendita del terreno dello Stadium in case popolari perchè non si ripeta il fatto che cittadini torinesi debbano emigrare anche per la ragione delle grandi difficoltà di trovar alloggi per quelli che non dispongono alcuna somma per pagare buone uscite ed altre spese di simil genere. Altra proposta è questa che ci viene fatta da un lettore che viceversa comprende tre proposte distinte: l) Demolizione dello Stadium e restituzione dell'importo delle azioni ai singoli proprietari 2) Vendita del terreno a lotti per costruzioni case signorili 3) Dall'utile che si ricava dalla vendita di detto terreno farei la proposta di studiare un sistema per indennizzare i proprietari di via Roma onde poter risolvere la questione dei portici. Ecco un elemento nuovo, nel dibattito che un altro lettore amante delle soluzioni radicali, ci risponde in questi termini: La Stampa pone al pubblico alcuni quesiti sullo Stadium. Senza presentare lunghe argomentazioni, rispondo in modo generale. A qualunque costo lo Stadium deve essere demolito: le necessità demografiche di Torino, derivanti dallo sviluppo dell’industria, sviluppo che tende, sempre più a legarsi alle grandi città, l'area dello Stadium deve essere impiegata per la creazione di un nuovo centro di abitazioni civili, che assumerà maggiore importanza col tempo».

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Fotografia dell'inaugurazione dello Stadium (1911) visto da corso Castelfidardo
Tratta da:
http://www.torinoinfoto.it/f413cb35e8bfbe11875d50296f1a4a0f.htm



le due foto di qui sopra sono tratte da: Icopix
http://www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=364547&page=675


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